Alla scoperta di un po' di storia e curiosità

Quando si parla di Carnevale in Puglia, la provincia di Bari è una delle protagoniste assolute.

Qui il Carnevale non è solo una festa: è un rito collettivo che mescola storia, folklore, musica e satira.
Ogni paese lo interpreta a modo suo, ma il risultato è sempre lo stesso: strade piene di colori, carri spettacolari e gente pronta a divertirsi.

 

Carnevale di Putignano

 

È uno dei più antichi d’Europa, con origini che risalgono al 1394. Qui la festa dura settimane e culmina con le sfilate dei giganteschi carri  in cartapesta, vere opere d’arte su ruote.

 

I carri in cartapesta

Uno degli elementi più affascinanti del Carnevale di Putignano è la lavorazione dei carri allegorici in cartapesta, una tecnica artigianale tramandata di generazione in generazione.


I carri possono superare i dieci metri di altezza e sono il risultato di mesi di lavoro nei capannoni: struttura in ferro, modellazione in argilla, rivestimento in carta e colla, pittura e meccanismi di movimento. Vere e proprie sculture mobili che uniscono arte, ingegneria e fantasia.

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante folla e testo

fonte foto Carnevale di Putignano – facebook

 

Farinella

La maschera ufficiale del Carnevale di Putignano è Farinella, personaggio nato nell’Ottocento. Indossa un abito a losanghe colorate e prende il nome da un piatto tipico locale, la farinella (miscela di ceci e orzo tostati).
Farinella rappresenta lo spirito del carnevale: ironico, chiacchierone, irriverente ma mai cattivo.

 

Bari – Il funerale di Rocco

Al contrario della vicina Putignano, famosa nel mondo per la sfilata con i bellissimi carri fatti di cartapesta, Bari non ha una maschera propria, ma nella città vecchia si ricorda “u funerale di Rocche”.

 

È una delle tradizioni popolari più curiose e ironiche del Carnevale di Bari. Si tratta di un rito simbolico – durante il martedi grasso – che unisce teatro, satira e spirito goliardico, tipico della cultura barese, dove si ride persino della morte… purché sia finta.

 

Rocco è un personaggio immaginario, una sorta di maschera popolare che rappresenta il Carnevale stesso, oppure l’uomo pigro, scanzonato e un po’ dissoluto, simbolo degli eccessi e delle trasgressioni carnevalesche.

L’ultimo giorno di Carnevale, Rocco “deve morire”, perché con lui finiscono gli scherzi, le abbuffate e la libertà tipica dei giorni di festa. È il modo popolare per segnare il passaggio dal Carnevale alla Quaresima.

Così si organizza nella città vecchia una vera e propria processione funebre con un fantoccio, il “prete”, i “parenti”, le “vedove” (spesso uomini travestiti da donne) dove tutti piangono ma in modo esagerato e comico. È una forma di teatro popolare, in cui il popolo si prende gioco della morte per esorcizzarla.

 

Carnevale Coratino

Pur non essendo antico come quello di Putignano, il carnevale coratino affonda le sue radici nelle tradizioni popolari dell’Ottocento e si è sviluppato nel tempo come espressione di creatività, ironia e partecipazione collettiva. 

 

Le sfilate dei carri allegorici, i gruppi mascherati e gli spettacoli musicali animano le principali vie cittadine, attirando visitatori anche dai paesi limitrofi. Attraverso i carri e le maschere, la città parla di sé, mescolando tradizione contadina e cultura urbana.

 

Le maschere tradizionali sono: U Panzone e La Vecchiaredd. Il primo simboleggia la borghesia agraria potente e prepotente contrapposta agli umili lavoratori della terra, la seconda, invece, deriverebbe dai riti misterici della tradizione pagana, rappresentando la forza della vecchia generazione che protegge la nuova.

fonte foto Info Point Corato – facebook

fonte foto Info Point Corato – facebook