Sconto del 10% per le prenotazioni online

In tutte le nostre famiglie è tradizione che la notte del 5 gennaio arrivi la Befana, l’invenzione popolare di una vecchietta che, con la sua scopa, va in giro a lasciare dolcetti ai bambini.
Tra le leggende tramandate nei secoli, a Bari vecchia, c’è anche quella relativa alla “Befanì” cattiva che, a contrario di quella che tutti conosciamo, non lascia doni ma malaugurio.

Secondo la credenza, nella notte tra il 5 e 6 gennaio, si aggirava per le vie della città vecchia, una figura maligna con una sorta di lista di chi sarebbe morto durante il nuovo anno e con un carbone segnava una croce nera davanti all’uscio di casa del futuro defunto. Si diceva che, durante il suo passaggio, gli animali riuscivano a parlare. Ecco perché era denominata da tutti la “Befanì della morte“.

Nel periodo in cui Bari era dominata dall’impero turco, l’emiro Mufarrag, un guerriero saraceno un po’ spaccone che governava la città, venne a sapere di questa “Befanì” di cui tutti avevano terrore e decise di affrontarla per far vedere al popolo il suo potere.

Giunta la notte, incontrò la “Befanì” che, con un rapido colpo, gli troncò la testa che rotolò per i vicoli e le corti della città vecchia, fino a conficcarsi nell’architrave di via Quercia 10. Nella zona si sentiva così la presenza dello spirito del turco che decisero di abbattere la casa costruendone un’altra.

Ma la leggenda non è finita qui…

Dopo molti anni, quando sembrava che tutto fosse tornato alla normalità, una sera d’estate, una vecchietta uscì da casa per il gran caldo e vide un ragazzo sdraiato su un carro che riconobbe di nuovo nella figura del turco. Era tornato per andare ad occupare nuovamente il “suo” spazio nella facciata della casa in via Quercia (vicinanze Basilica di San Nicola) e da allora c’è ancora!

Da questa leggenda, ne è uscito questo detto popolare:
Il turco che, per non perdere la faccia, ci rimise la testa”.